
A metà del XIX secolo, il tragico destino della spedizione di Sir John Franklin sconvolse il mondo. Nel 1845, Franklin partì con due navi, l’Erebus e la Terror, per mappare l’inafferrabile Passaggio a Nord-Ovest. Entrambe le navi rimasero intrappolate nel ghiaccio e l’intero equipaggio perse la vita. Il mistero che circondava la loro scomparsa catturò l’immaginazione del pubblico e diede inizio a decenni di spedizioni di ricerca, molte delle quali contribuirono a consolidare la conoscenza dell’Artico.
Queste prime imprese aprirono la strada a quella che sarebbe poi diventata nota come l’Età Eroica dell’Esplorazione Polare. Personaggi come Fridtjof Nansen, che tentò di attraversare l’Oceano Artico a bordo della Fram, e Roald Amundsen, che non solo completò il Passaggio a Nord-Ovest, ma raggiunse anche il Polo Sud nel 1911, sfidarono i limiti della resistenza umana.
Dal viaggio fallito di Franklin ai trionfi degli esploratori successivi, le regioni polari divennero sia un palcoscenico di drammi umani che una fonte di scoperte scientifiche rivoluzionarie. La loro eredità ci ricorda che l’esplorazione è tanto una questione di perseveranza di fronte alle difficoltà quanto di raggiungimento di orizzonti lontani.
Nell’estate del 1845, Sir John Franklin, un veterano ufficiale della Royal Navy con decenni di servizio, partì per quello che avrebbe dovuto essere il coronamento della sua carriera: il completamento del Passaggio a Nord-Ovest. Al comando della HMS Erebus e della HMS Terror, due robuste navi già collaudate nelle acque antartiche, Franklin salpò dall’Inghilterra con 128 ufficiali e membri dell’equipaggio.
La spedizione fu una delle meglio preparate dell’epoca. Le navi trasportavano motori a vapore, scafi rinforzati e migliaia di scatole di cibo conservato, sufficienti per tre anni in mare. La fiducia era alta e Franklin, già celebrato come esploratore polare, fu acclamato come l’uomo che avrebbe risolto il secolare enigma della rotta marittima artica.
Nel ghiaccio
Dopo una breve sosta in Groenlandia, le navi scomparvero nel labirinto di canali e ghiacci dell’Arcipelago Artico Canadese. Il loro ultimo avvistamento registrato dagli europei risale alla fine di luglio del 1845, quando i balenieri le videro nella Baia di Baffin, dirette a ovest.
Nel 1846, sia l’Erebus che la Terror erano bloccate dai ghiacci vicino all’Isola di Re Guglielmo. Secondo una nota recuperata in seguito, Franklin morì l’11 giugno 1847, lasciando il comando al Capitano Francis Crozier. L’anno successivo, con le scorte in diminuzione e nessun soccorso in vista, l’equipaggio sopravvissuto abbandonò le navi e tentò una disperata marcia verso sud, verso la terraferma canadese. Nessuno ce la fece.

La lunga ricerca
Tornata in Gran Bretagna, la moglie di Franklin, Lady Jane Franklin, si batté instancabilmente per le missioni di ricerca. Decine di spedizioni – britanniche, americane e canadesi – esplorarono l’Artico nei decenni successivi. Queste ricerche mapparono vasti tratti di costa precedentemente sconosciuti e portarono a preziose conoscenze scientifiche, ma anche a tristi scoperte.
I racconti orali Inuit descrivevano europei affamati che trascinavano slitte sul ghiaccio, alcuni dei quali ricorsero al cannibalismo negli ultimi giorni. Reperti archeologici – ossa, vestiti, utensili e appunti manoscritti – confermarono la terribile fine. Studi scientifici successivi suggerirono che scorbuto, fame, tubercolosi, ipotermia e avvelenamento da piombo dovuto a provviste in scatola avessero tutti avuto un ruolo nella scomparsa dell’equipaggio.
Scoperta delle navi
L’ultimo capitolo del mistero arrivò solo nel XXI secolo:
Queste scoperte, frutto della collaborazione tra Parks Canada e le comunità Inuit, hanno inaugurato una nuova era di ricerca, con subacquei e archeologi che studiano attentamente i relitti.
Un’eredità duratura
La spedizione di Franklin si concluse in tragedia, ma il suo impatto fu profondo. La ricerca di Franklin spinse l’esplorazione più in profondità nell’Artico, fece progredire la scienza e la cartografia, e lasciò dietro di sé uno dei misteri più duraturi dell’esplorazione. Oggi, la storia della Spedizione Perduta continua ad affascinare: un racconto epico di ambizione, resistenza e dell’implacabile potere del mondo polare.
Primi anni di vita ed esperienze
Nato vicino a Oslo, in Norvegia, Fridtjof Nansen crebbe con la passione per la vita all’aria aperta. Divenne uno sciatore, un pattinatore e un naturalista eccezionale, abilità che si sarebbero poi rivelate fondamentali nelle sue esplorazioni. Formatosi come zoologo, unì scienza e avventura fin dall’inizio della sua carriera.
La grande traversata groenlandese
La prima grande spedizione di Nansen avvenne nel 1888, quando guidò una piccola squadra nella prima traversata riuscita della calotta glaciale interna della Groenlandia. Invece di seguire la convenzionale rotta costiera, partì coraggiosamente dalla costa orientale disabitata e attraversò la calotta glaciale con gli sci verso ovest. Il viaggio – oltre 500 km di ghiacciai pericolosi e tempeste – dimostrò sia la sua resistenza che il suo approccio innovativo ai viaggi polari.
La Spedizione FRAM (1893 – 1896)
L’impresa polare più famosa di Nansen fu a bordo della Fram, una nave progettata appositamente da Colin Archer per resistere alla pressione schiacciante del ghiaccio artico. Il suo piano era rivoluzionario: credeva che il ghiaccio artico si muovesse alla deriva attraverso il bacino polare e che una nave congelata nel pack sarebbe stata trascinata con sé.
Nel 1893, la Fram fu deliberatamente congelata nel ghiaccio al largo della Siberia.
Dopo quasi due anni di lenta deriva, Nansen e Hjalmar Johansen abbandonarono la nave con le slitte trainate da cani, nel tentativo di raggiungere il Polo Nord.
Raggiunsero 86°14′N nell’aprile del 1895, più a nord di chiunque altro prima di loro.
Sebbene non raggiungessero il Polo, il loro viaggio confermò la deriva est-ovest dell’Oceano Artico e portò con sé dati scientifici inestimabili.
La Fram emerse in seguito sana e salva dal ghiaccio, dimostrando il concetto e facendo guadagnare a Nansen fama internazionale.

Oltre all’esplorazione, Nansen diede un contributo duraturo all’oceanografia, sviluppando nuovi strumenti e teorie sulle correnti e sulla circolazione oceanica profonda. Il suo lavoro scientifico è ancora oggi rispettato.
Dopo l’indipendenza della Norvegia nel 1905, Nansen divenne diplomatico e fu il primo ambasciatore norvegese in Gran Bretagna.
All’indomani della Prima Guerra Mondiale, Nansen rivolse la sua attenzione alle cause umanitarie: come Alto Commissario per i Rifugiati della Società delle Nazioni, organizzò aiuti per i prigionieri di guerra e le regioni colpite dalla carestia.
Introdusse il “Passaporto Nansen”, un documento di viaggio per i rifugiati apolidi che diede un’identità legale a decine di migliaia di sfollati.
Per questi sforzi, gli fu conferito il Premio Nobel per la Pace nel 1922.
Fridtjof Nansen incarnava lo spirito dell’Era Eroica dell’Esplorazione Polare, unendo spedizioni audaci al rigore scientifico. Tuttavia, la sua eredità si estende ben oltre l’Artico: come diplomatico e umanitario, dimostrò come il coraggio e la visione potessero essere al servizio sia della scoperta che dell’umanità.
Oggi, Nansen è ricordato non solo come l’uomo che si è spinto più in profondità nei ghiacci polari di chiunque altro prima di lui, ma anche come simbolo di compassione in un’epoca turbolenta.
Roald Amundsen nacque a Borge, in Norvegia, in una famiglia di marinai. Fin da giovane, fu attratto dall’avventura e dal mare. Inizialmente iscritto all’addestramento navale, in seguito scelse la strada del navigatore civile, combinando le sue competenze marittime con un profondo interesse per l’esplorazione. I suoi primi viaggi lungo la costa norvegese affinarono le sue capacità di navigazione, sopravvivenza e leadership, strumenti che avrebbero poi caratterizzato le sue spedizioni polari.
Amundsen attirò per la prima volta l’attenzione internazionale navigando con successo nel Passaggio a Nord-Ovest, una pericolosa rotta marittima artica che collega gli oceani Atlantico e Pacifico.

L’impresa più famosa di Amundsen fu il raggiungimento del Polo Sud, battendo l’esploratore britannico Robert Falcon Scott in una corsa verso l’Antartide.
Il successo fu la dimostrazione della sua meticolosa pianificazione, dell’uso di tecniche tradizionali apprese dalle popolazioni indigene e della sua instancabile attenzione ai dettagli.
In seguito, Amundsen si dedicò all’aviazione e ai dirigibili per esplorare l’Artico:
Nel 1928, durante una missione di salvataggio dell’esploratore italiano Umberto Nobile, Amundsen scomparve sopra l’Artico mentre volava su un idrovolante Latham 47 da Tromsø. Il suo corpo non fu mai recuperato, consolidando la sua leggenda di audace esploratore.
Amundsen è ricordato per:
Le sue spedizioni simboleggiarono l’era eroica dell’esplorazione polare, consacrandolo come uno degli esploratori più abili e di successo della storia, capace di combinare coraggio, scienza e genio logistico.
Nato a Plymouth, in Inghilterra, Robert Falcon Scott entrò nella Royal Navy in giovane età, sviluppando abilità nella navigazione, nella leadership e nella disciplina. Partecipò alle prime indagini navali e gradualmente si sentì attratto dall’esplorazione polare, ispirato dallo spirito di scoperta dell’epoca.
La prima grande impresa antartica di Scott fu la Discovery Expedition, insieme a scienziati come Edward Wilson ed Ernest Shackleton.
Questa spedizione ha messo in luce le sfide dei viaggi in Antartide e ha gettato le basi per le esplorazioni future.

La spedizione più famosa di Scott fu la spedizione Terra Nova, volta a raggiungere il Polo Sud..
Il viaggio di ritorno si rivelò fatale. Scott e il suo team morirono di fame, congelamento e sfinimento alla fine di marzo del 1912, a sole 18 chilometri da un deposito di rifornimenti. I loro ultimi diari e lettere furono in seguito recuperati, fornendo un toccante resoconto del coraggio, della resistenza e del costo umano dell’esplorazione.
L’eredità di Scott è particolarmente complessa:
Nato a Kilkea, in Irlanda, Ernest Shackleton crebbe in Inghilterra e sviluppò fin da giovane l’amore per l’avventura e il mare. Si addestrò presso la Royal Naval Reserve, acquisendo esperienza nella navigazione, nella leadership e nell’arte marinaresca, competenze che avrebbero caratterizzato la sua carriera polare.
Shackleton acquisì la prima esperienza in Antartide come membro della spedizione Discovery di Robert Falcon Scott. Partecipò a viaggi in slitta nell’entroterra e si ammalò gravemente di scorbuto durante il viaggio di ritorno. Nonostante ciò, apprese lezioni inestimabili sulla resistenza, la sopravvivenza e la leadership di squadra.
Shackleton tornò in Antartide come capo della spedizione antartica britannica (Nimrod).

La spedizione più famosa di Shackleton fu la Spedizione Imperiale Transantartica, il cui obiettivo era attraversare il continente antartico passando per il Polo Sud.
Shackleton tentò un’altra spedizione antartica nel 1921, la spedizione Shackleton-Rowett, ma morì di infarto in Georgia del Sud nel 1922.
La sua eredità non è definita solo dall’esplorazione, ma anche da una leadership straordinaria, da una resilienza e da un’umanità dimostrate nelle condizioni più difficili. A differenza di molti esploratori della sua epoca, Shackleton è ricordato meno per aver raggiunto obiettivi geografici specifici e più per aver garantito la sopravvivenza della sua squadra contro ogni previsione.
Anni di spedizione Risultati / Risultati Spedizione Discovery 1901–1904 Prime esperienze in Antartide; malattia da scorbuto Spedizione Nimrod 1907–1909 Raggiunto 88°23′S, 97 miglia nautiche dal Polo Sud Spedizione Endurance 1914–1917 Nave affondata; 28 membri dell’equipaggio sopravvissero sotto la sua guida
Shackleton è spesso citato insieme ad Amundsen, Scott e Nansen come una figura determinante dell’Età Eroica dell’Esplorazione Polare. La sua storia dimostra che il successo non si misura sempre con il raggiungimento di un polo, ma con il coraggio umano, la leadership e la volontà di sopravvivere contro ogni previsione.
Ora posso creare una miniserie completa che collega Franklin, Nansen, Amundsen, Scott e Shackleton, mostrando l’evoluzione dell’esplorazione polare dalla tragedia al trionfo: perfetta per il pubblico di FRAMTours. Vuoi che lo faccia anche io?
Hai mai sognato di trovarti dove il ghiaccio incontra il cielo infinito, seguendo le orme di leggende come Nansen, Amundsen, Scott e Shackleton? Le regioni polari non sono più frontiere irraggiungibili: attendono menti curiose, cuori coraggiosi e avventurieri pronti a esplorarle.
Con FRAMTours, non sei solo un turista: sei un esploratore moderno. Ammirerai ghiacciai, fauna selvatica e vasti paesaggi ghiacciati che pochi potranno mai ammirare in prima persona. Imparerai la storia, la scienza e le storie dei pionieri polari, vivendo in prima persona l’emozione della scoperta.
Ecco perché dovresti fare il grande passo:
L’ultima grande area selvaggia del mondo ti chiama. Sali a bordo, senti l’aria frizzante del Polo e scrivi il tuo capitolo nella storia dell’esplorazione.
La tua avventura inizia qui: con FRAMTours, non ti limiti a visitare i poli… li esplori.